Sette anni fa, ho lasciato l’Italia in cerca della mia realizzazione personale.

Non sapevo ancora ciò che sarei andata a fare, e come l’avrei fatto, ma questa è la decisione che mi ha permesso di cambiare positivamente, e sono felice ogni giorno per aver trovato il coraggio di prenderla.

Ho passato mesi a rimuginare su come dare una svolta alla mia vita, fino a rendermi conto che l’unica cosa che mi tratteneva dal partire erano i miei stessi schemi mentali. La mia coperta corta.

Ti sei mai trovato nella situazione in cui senti freddo alla testa, ma se tiri su la coperta scopri i piedi?

Allora la tiri di nuovo giù, ma non hai risolto il problema, e non riesci a decidere quale parte sia meglio coprire.

La metafora della coperta corta si utilizza quando si descrive una situazione in cui l’eventuale soluzione di un problema ne causerebbe di conseguenza un altro, e viceversa.

Il riferimento di quest’espressione è la condizione in cui di una coperta non è abbastanza lunga per foderare tutta la superficie del letto: quando viene tirata da un lato per coprire lo spazio vuoto, inevitabilmente l’altro lato si scopre.

Scegliere tra due opzioni insoddisfacenti

Se non possiamo avvolgere le due estremità del corpo nello stesso momento, dobbiamo scegliere quale delle due preferiamo coprire e, indipendentemente dalla nostra scelta, resteremo insoddisfatti perché avremo comunque una parte scoperta.

Ogni atto è frutto di una decisione.

In una giornata si prendono inconsciamente moltissime decisioni senza neanche farci caso:

Cosa mangiare durante i pasti, prendere l’automobile o i mezzi pubblici per uscire di casa, andare o meno in palestra..

Queste decisioni vengono prese in così poco tempo perché non condizioneranno la nostra giornata successiva o il nostro futuro in qualche modo.

Il conflitto della coperta corta entra in gioco quando la nostra decisione è condizionata in qualche modo da fattori esterni che ci portano a credere di poter scegliere solamente tra due opzioni.

Quando l’opzione che abbiamo scelto non appaga a pieno il nostro bisogno, veniamo colti da dubbi e rimpianti che a lungo andare generano un profondo senso di insoddisfazione.

Le prigioni invisibili della mente

 

prigioni invisibili

Un classico esempio dove la coperta è troppo corta è quello delle relazioni giunte al termine.

Alcune persone tendono a credere che il loro intero futuro sia determinato dalla scelta di lasciare o meno una persona.

Non vi è mai capitato di trovarvi nella situazione in cui sentite che la vostra relazione è terminata, ma non riuscite a lasciare il vostro partner?

Molte volte, dietro l’indecisione di questa scelta, c’è la paura di restare soli.

E quando il fattore esterno (l’emozione della paura) entra in gioco, riusciamo a vedere davanti a noi solo due opzioni sgradevoli: continuare una relazione ormai inconcludente, o restare soli per sempre.

Tutte le preoccupazioni, le paure e le ansie con cui conviviamo giornalmente, nascono dal modo in cui percepiamo la realtà che ci circonda che, a sua volta, è stata influenzata dalle nostre esperienze passate.

La mente umana può definire dei limiti ferrati in grado di ostacolarci in molti percorsi della nostra vita.

Si tratta di una sorta di prigione con sbarre invisibili alimentate dai pensieri negativi accumulati nelle esperienze passate.

Nel suo libro “La prigione invisibile”, lo psicologo Paolo Praticò spiega che siamo noi stessi a costruire queste prigioni.

Lo facciamo inconsapevolmente con lo scopo di rinchiuderci ed evitare l’eventuale ripetersi delle esperienze negative che ci hanno segnato in qualche modo.

Questa resistenza interiore può diventare molto forte, fino ad indurre una persona a perdere di vista i propri obiettivi.

Una coperta troppo corta: l’overthinking

 

Nei dilemmi della coperta corta ci sono soltanto due soluzioni plausibili (secondo noi) e non scegliere non è tra queste, in quanto anche un atteggiamento passivo porterebbe a delle conseguenze.

Solitamente si preferisce l’opzione che fa meno male, che costa meno, che da meno fastidio, ma anche questo avrà delle ripercussioni: l’opzione meno negativa, infatti, non era comunque un opzione positiva.

Questo ci farà rimuginare continuamente sull’argomento con domande come: Avrò fatto la scelta giusta? E se avessi scelto diversamente? Come sarebbe andata?

Pensare troppo diventa una patologia.

Il fenomeno dell’overthinking è molto comune, ed è riconosciuto in alcuni casi come disturbo ossessivo.

L’essere umano tende a voler trovare una spiegazione logica ad ogni cosa, ad avere tutto sotto controllo; quando non si riesce a prendere una decisione in un tempo ragionevole, il pensiero della spiegazione diventa un dubbio patologico: inizia a tormentare la persona, ad ossessionarla ed angosciarla con ragionamenti inconcludenti.

Coperta corta: siamo i limiti che ci (im)poniamo

Quando ci troviamo davanti a delle scelte importanti (cambiare posto di lavoro, sciogliere un matrimonio..), può capitare che il dubbio non ci faccia sentire all’altezza della decisione da prendere.

Questo conflitto tra noi e le nostre decisioni, si verifica perché siamo noi stessi ad aver posto quei precisi limiti, e non vogliamo prendere in considerazione l’idea di rimetterci in gioco.

Noi siamo il nostro ostacolo principale.

Nel suo blog dedicato alla psicologia, la dottoressa Jennifer Delgado Suárez ha spiegato così il dilemma della coperta corta:

A volte siamo noi che creiamo e cadiamo in questo falso dilemma. […] siamo così presi dal problema o accecati dalle emozioni che non siamo in grado di vedere oltre le possibilità evidenti”.

A quanto pare l’essere umano può andare in tilt.

Proprio come un dispositivo elettronico utilizzato con troppa frequenza.

Consumiamo tutte le nostre risorse cognitive per spremere il problema fino agli sgoccioli, e non abbiamo più forze per guardare oltre cercando una soluzione alternativa.

Specialmente quando siamo emotivamente coinvolti, non siamo in grado di ragionare lucidamente e finiamo per abbracciare le uniche soluzioni che siamo in grado di vedere (o che ci siamo imposti di vedere).

La coperta è troppo corta solo se non esci dagli schemi

Conoscete il modo di dire “vivere con il pilota automatico”?

Si usa riferendosi a qualcuno che non ha il pieno controllo della propria vita, che si lascia guidare dalle abitudini e dalle esperienze passate guardandosi agire con un occhio esterno.

Le abitudini ed i comportamenti che derivano dai nostri trascorsi, sono la struttura dei nostri schemi mentali.

Tali schemi sono i filtri attraverso i quali costruiamo il nostro pensiero critico e la nostra personale visione delle cose.

Per risolvere il dilemma della coperta corta bisogna uscire, anzi, bisogna rompere i propri schemi mentali!

Come?

Cambiando approccio al problema. Guardandolo da un altra prospettiva.

Bisogna smettere di pensare all’interno degli schemi: bisogna smettere di pensare che ci siano solo due soluzioni.

The Candle Problem

Karl Duncker divenne famoso per The Candle Problem, l’esperimento che testava la capacità delle persone di pensare fuori dagli schemi.

Duncker chiese ai partecipanti dell’esperimento di attaccare una candela accesa ad un muro senza che la cera gocciolasse sul tavolo.

Queste persone avevano a disposizione delle puntine, dei fiammiferi e una candela.

La maggioranza cercò di attaccare la candela al muro con le puntine. Altri bruciarono la fine della candela e cercarono di attaccarla al muro con la cera.

Probabilmente è quello che avrei fatto anche io, ma in realtà la soluzione era, come da foto: Usare la scatola delle puntine come supporto per la candela

Duncker ha dedotto che la difficoltà nel risolvere un problema si presenta quando un oggetto ha una funzione fissa che deve essere modificata per trovare una soluzione.

A dimostrazione della sua teoria, nel ripetere l’esperimento con altre persone, il professore ha posizionato le puntine fuori dalla scatola (fuori dagli schemi).

Questa volta, quasi tutti i partecipanti sono arrivati alla soluzione, e molto più velocemente.

Cambiare punto di vista, ha rotto lo schema.

Rompere gli schemi mentali

Mi rendo conto che trovare il coraggio di pensare in modo diverso voglia dire correre il rischio di essere diversi.

Diversi dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro.

Ne sa qualcosa chi ha preferito un biglietto aereo al posto fisso in azienda, chi ancora non si decide ad avere figli, chi non sente la necessità di avere un partner per il resto della vita (insomma, chi proprio non vuole mettere la testa a posto!).

Molte persone, però, non hanno il coraggio di mostrarsi (a se stessi e agli altri) per quello che sono, perché in alcuni casi vorrebbe dire deludere, mortificare qualcuno a loro caro.

A lungo andare queste persone finiscono per omologarsi con il pensiero generale, lasciando le redini del proprio destino nelle mani del buon senso comune.

In The Ultimate Guide To Learning How To Think Outside The Box  (La guida definitiva per imparare a pensare fuori dagli schemi) Don Julin spiega che quando si tratta di pensare fuori dagli schemi, alla fine dipende tutto dalla nostra capacità di chiudere con i molti e vari vincoli che abbiamo consapevolmente o inconsapevolmente imposto al nostro modo di pensare.

Quelli di seguito sono i suoi consigli per iniziare a pensare fuori dagli schemi, e liberarsi finalmente di una coperta troppo corta.

5 consigli per uscire dagli schemi

 

  • Impara a chiedere perché

Non avere paura di chiedere perché una determinata azione vada compiuta in un certo modo. Se hai dei dubbi, esprimili.

Molte volte ti sentirai rispondere: “Perché abbiamo sempre fatto così”.. ed è li che avrai di fronte una persona che pensa solamente negli schemi.

  • Quando hai dubbi, fai una passeggiata”

Abbiamo già visto quanto sia controproducente pensare troppo.

Quando non riesci a venire a capo di una situazione, esci a fare una passeggiata. Distraiti all’aria aperta.

Camminando rilascerai le endorfine necessarie a farti rilassare e sentire più leggero.

  • Gioca”

Invitando le persone a giocare, Don Julin vuole stimolare la loro creatività.

È semplice cadere della trappola delle proprie parole, infondo le abbiamo inventate noi.

Prendi una penna ed inizia a disegnare. Non è necessario essere degli artisti.

Disegnando abbiamo la possibilità di riscoprire la creatività nascosta, e, con un po’ di fortuna, ritrovare qualche ricordo d’infanzia.

  • “Lava i denti in modo differente”

Bellissimo. Sono tre giorni che lavo i denti con la mano sinistra; tre giorni che mi derido davanti allo specchio per la lentezza con cui faccio un gesto così naturale.

Il nostro cervello ha bisogno di allenamento come tutti gli altri muscoli del corpo. Altrimenti si atrofizza.

Grazie a piccoli cambiamenti, a partire dalle abitudini più semplici, è possibile tenerlo sempre attivo: per iniziare a pensare in modo diverso, bisogna partire dalle piccole cose, dai  gesti semplici.

  • “Fai una nuova strada per andare a lavoro”

Anche questa è un’abitudine piuttosto radicata in ognuno di noi.

Sappiamo che la nostra strada è meno trafficata, che passando di li possiamo fermarci nel solito bar, che incontreremo le solite persone di passaggio.

Prova a svegliarti cinque minuti prima e vai a lavorare facendo una strada differente.

Ti renderai conto di quanto essere circondato da ambienti differenti possa aiutarti a pensare in modo differente.

Morale della favola:

Potremo finalmente dire di essere usciti dai nostri schemi mentali quando ci renderemo conto che il problema non è la coperta.

È il freddo.

E se abbiamo una coperta è troppo corta, possiamo sempre metterci in posizione fetale.

Oppure, possiamo vincere la pigrizia, alzarci e prendere un’altra coperta!

 

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